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In treno da Palermo ad Agrigento

La valle dei Templi ad Agrigento
DA PALERMO AD AGRIGENTO IN TRENO


Appunti di Viaggio, da Palermo ad Agrigento in Treno.
 
Mercoledi 13 agosto 2008
La stazione centrale di palermo.
All’ arrivo trovo un solo sportello biglietteria aperto con una coda di circa 20 persone. E mi conforto di aver acquistato il biglietto on line, sicuramente avrei perso il regionale 3904 delle 8.35. Faccio un giro per la struttura della stazione e la trovo piena di gente, sopratutto extracomunitari e ragazzi. Pochi i turisti, almeno quelli evidenti. Chissà se questo rispecchia uno scarso sviluppo promozionale del turismo in treno in Sicilia. La stazione appare piccola, rispetto alle più grandi città italiane, non pulitissima, vedi anche tutte le altre stazioni ferroviarie ( sempre quelle delle più grandi città italiane ), ma funzionale. Sul display informativo affisso nella hall centrale trovo un orario e un binario che non rispecchiano le informazioni sul mio biglietto, trovo conforto pero nel trovarle correte sui monitor poco più avanti. Accanto al binario di partenza del treno trovo un ufficio postale che mi spinge a ricordare la funzione pubblica delle stazioni ferroviarie. Pochi i negozi, immancabile Mcdonald, due tabaccherie con edicola, un ambulante e.. decido allora di salire in treno ed iniziare a leggere un po’ un libro acquistato il giorno antecedente.
Poco prima della partenza un gentile capotreno controlla i biglietti e mi avvisa che sulla mia postazione l’ aria condizionata è mal funzionante. Poco dopo mi avvisa che la sta riavviando e nel momento che vi sto scrivendo sto godendo di un lieve refrigerio che quasi mi fanno scordare i 30 gradi e la forte umidità esterna. Più avanti però, del riavvio del sistema di raffreddamento, quasi me ne pentirò. La tipologia delle automotrici è la stessa utilizzata per molti trasporti regionali, utilizzati da me anche in Germania. Relativamente pulita all’interno a inaspettatamente, da me, utilizzato per la tratta agrigentina. La partenza è puntualissima, al secondo.
 
La Partenza.
Dopo poca strada percorsa lentamente, giusto il tempo di uscire dall’ area della stazione che finisce praticamente alla stazione di Palermo Brancaccio, si arriva in un batter d’occhio a Bagheria. Giusto il tempo di uno sguardo alle montagne che abbracciano Palermo e ai residui di quella che un tempo, a ragion d’essere, era soprannominata la Conca d’Oro, per i suoi agrumi, ma sopratutto limoneti. Nei pressi di Bagheria, prestando attenzione, si possono notare tratti di alcune ville, o tracce, che la rendono famosa in tutto il mondo.
 
Il Viaggio
uscendo dal palermitano il panorama diventa molto più gradevole. Da un lato i limoneti danno spazio alla macchia mediterranea, inclusi ulivi, piccoli palmeti e simpatici micro orti fai da te. Girandosi sulla costa dapprima si inizia a intravedere il mare finché, quando si é a pochi passi dall’acqua marina e il treno guadagna una pendenza verso la stessa, sembra quasi di toccare l’acqua. E con pensieri fanciulleschi immagino di sfiorare il mar tirreno semplicemente aprendo il finestrino e tirando il braccio fuori, con il treno in velocità. E cosi la mia mano diventa un piccolo gabbiano che gioca con l’acqua. Tutto svanisce però quando, ritornando sulla realtà, mi accorgo che i finestrini sono quelli usati per contenere l’ aria condizionata e quindi possono aprirsi solo in piccola parte. Alternando case e cementificazioni varie (alcune di dubbia legalità) a piccoli tunnel, si arriva a Termini Imerese. Da qui fino a poco oltre la stazione di Fiume Torto il verde e la gradevole costa sabbiosa sono accompagnate da piccole e medie industrie sormontate dalla immensa centrale elettrica e dal porto commerciale. Lasciando la costa il paesaggio diventa spoglio di cemento, solo piccoli ruderi da ausilio ai coltivatori siciliani. Con piacere ne incontriamo molti lavorare i campi. Le coltivazioni sono molto varie e contribuiscono alla mia curiosità sulla ricerca del seme coltivato. Carciofi, legumi o cosa? Le montagne si ingrossano e le coltivazioni diminuiscono fino a scomparire. Si capisce che si ci sta avviando verso una zona poco accessibile e conseguentemente poco abitata. Il treno soffre dei bruschi barcollamenti, segno dei binari di non recente installazione e delle molte curve. Si rallenta. Sembra di fare un tuffo nel passato, quando, con il carbone, oltre i 40 km/h non si poteva andare. Ma l’aria condizionata ci rimembra che siamo nel 2008.
Una piccola sosta a Montemaggiore Belsito. Mi chiedo forse un attesa causa binario unico, ma una passeggero mi avvisa con molta sicilianità ( qualità sulle relazioni interpersonali uniche al mondo ) che è una sosta prevista, anche se la cittadina dista ben sette km dalla stazione ferroviaria. “E’ il paese di mio zio,, mia avvisa con fierezza. Certo a fine agosto le colline siciliane sono spoglie e gialle, qualche piccolo gruppo di mucche ci accompagna, ma mi domando se in primavera non sia una esplosione di verde e colori che solo madre natura possa donarci. A Roccapalumba, denominato paese delle stelle, l’ attesa, credo di uno scambio visto che all’arrivo di un treno ripartiamo, mi richiama su un vecchio locomotore, forse anni cinquanta, poco distante da noi e con due rimorchi ancora attaccati. Che sia ancora in funzione? Comunque questo mi solletica l’ immagine dei siciliani in treno, nel dopoguerra, e di tutti quelli esodi dalla campagna alla città. Oggi, vedo, l’esodo è invertito. Non siamo mai contenti. Dopo la brevissima sosta a Cammarata, costeggiando la statale 115 che, a velocità secondo norma, impiega circa lo stesso tempo che con il treno, mi accordo con piacere di un passeggero straniero, credo portoghese, ma la sua ventiquattro ore mi fa pensare ad un viaggio di lavoro. A questo punto una cosa mi accomuna con tutti i passeggeri: l’aria condizionata è troppo fredda. Non geliamo mica, ma sicuramente non abbiamo l’ abitudine nipponica all’aria condizionata max on. Una passeggera avvisa il capotreno, nulla da fare. Ma non si puo regolare l’ aria condizionata di un treno? No comment! Ma se no eravamo a poco più di mezzora dall’rrivo mi sarei munito di giacca salva artrosi. Nel frattempo stormi di rondini, come delfini, ci accompagnano verso l’agrigentino. Qualche piccolo passaggio a livello e si arriva a .. .. Non si sa, due persone scendono, ma nessun cartello in stazione. Anche questa è Sicilia! Che si tratti della Stazione che non c’è? Piccoli piani accostano boschi di eucalipto, si sente quasi il profumo della terra arida argillosa. Si intravede Aragona sopra un monte. Il contrasto con il cielo azzurro la fotografa come una cartolina. All’ingresso della stazione di Aragona il paesaggio ci ricorda che siamo nei pressi di Agrigento, forse capitale italiana dell’abusivismo edile. Parecchie abitazioni non sono rifinite, dando un senso di precarietà alla struttura urbana. Il ristorante Maccalube invece ci annuncia del fenomeno geologico alle porte della città, oggi, credo, riserva protetta. Sono le dieci e ventiquattro. Siamo in perfetto orario.
Arriviamo ad Agrigento bassa, stazione inutile per i turisti ma utilissima per gli abitanti della periferia girgentana. Dopo qualche piccolo tunnel si arriva ad Agrigento centrale. Piccola, pulita, graziosa. E si è subito in centro, fronte viale della Vittoria e a pochi passi dalla famosa via Atenea, dalla piccola chiesa di San Calogero e dal Duomo che domina la città. Facile raggiungere anche la valle dei templi, sia con mezzi pubblici che con i taxi.

AM, il 14 Agosto 2008
 
In treno da Palermo ad Agrigento - Sicily and Sicily